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Interpello ordinario su IVAFE

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2 Novembre 2015   |   Home Page - Fondo, Opinioni

Interpello ordinario su IVAFE

Ho raccolto e fatta mia la proposta di inoltrare un interpello ordinario all’Agenzia delle Entrate, in merito al corretto conteggio da applicare per il calcolo dell’imposta IVAFE su posizioni finanziarie non direttamente riconducibili a un conto corrente o un conto di deposito, detenute all’estero. Non appena disponibile, sarà mia cura sintetizzare di seguito l’eventuale risposta che riceverò, in osservanza a eventuali limitazioni sulla pubblicazione integrale delle informazioni comunicate.

Riporto il testo integrale dell’interpello inviato lo scorso 26/11 che invito comunque a commentare e anche a criticare per un eventuale futuro nuovo invio nel caso venga rigettato per mancanza di qualche requisito o nell’ipotesi che la risposta possa essere non soddisfacente.

Spettabile

AGENZIA DELLE ENTRATE
DIREZIONE CENTRALE NORMATIVA
Via Cristoforo Colombo 426 c/d
00145 Roma
agenziaentratepec@pce.agenziaentrate.it

 

Il sottoscritto Massimiliano Brasile, nato a *******  residente in *******, Codice fiscale **********

 

PREMESSO CHE

  • come descritto al paragrafo 2.4.1 della circolare dell’Agenzia delle Entrate n.28/E del 2012 per i conti correnti e i libretti di risparmio detenuti in Paesi della Unione europea o in Paesi aderenti al SEE che garantiscono un adeguato scambio di informazioni, l’imposta IVAFE è stabilita in misura fissa pari a quella prevista dall’articolo 13, comma 2-bis, lettera a), della tariffa allegata al D.P.R. n. 642 del 1972, attualmente pari a euro 34,20 per saldi medi superiori a 5000 euro, mentre per i prodotti riconducibili ad attività finanziarie, l’IVAFE va calcolata nella misura del 2 x 1000, sempre per saldi superiori a 5000 euro
  • né la circolare richiamata, né l’articolo 13, comma 2-bis della tariffa allegata al dpr 642 definiscono le caratteristiche del conto corrente
  • esistono prodotti finanziari erogati da istituti esteri non riconducibili in modo univoco a un conto corrente o un’attività finanziaria, come il prodotto Conto di Risparmio della banca svizzera PostFinance che ha un suo IBAN, permette di disporre bonifici verso terzi, ma non ha le peculiarità operative di un conto corrente (non ha assegni, carte di credito, domiciliazioni, …) e il bancomat fornito opzionalmente è operativo solo presso gli sportelli della banca, ossia non ha operatività in ambito SEPA o resto del mondo come i bancomat italiani.

 

RICHIEDE
a Codesta Spettabile Amministrazione di esaminare la fattispecie descritta ai fini di stabilire quale sia il corretto computo dell’imposta IVAFE da versare (per saldi medi superiori a 5000 euro) per questi prodotti in considerazione delle obiettive condizioni di incertezza in applicazione delle disposizioni normative riguardanti il caso oggetto di interpello, come suggerito dal Centro di Assistenza Multicanale di Pescara che ha cortesemente verificato la mancanza di una indicazione netta per casi come questo.

 

SOLUZIONE PROPOSTA
Alla luce della vigente normativa e sulla base delle considerazioni di seguito esposte lo scrivente chiede di conoscere se l’interpretazione prospettata risulta, a parere di Codesta Amministrazione, corretta.

Trattandosi di un prodotto dedicato al risparmio, ossia volto a costituire una riserva più che a movimentare delle somme verso terzi, sembrerebbe congruo associarlo a un conto di deposito, quindi con imposta IVAFE progressiva, nonostante esso possa permettere di movimentare le somme liberamente a mezzo bonifico al pari di un conto corrente. Tuttavia la proprietà di disporre liberamente bonifici è propria del conto corrente, per cui andrebbe considerata l’imposta fissa nei casi in cui fossero presenti movimenti verso terzi e non si tratti di girofondi tra il Conto di risparmio e altri conti correnti o conti di deposito intestati al medesimo soggetto. Questo implicherebbe quindi che la corretta IVAFE andrebbe valutata caso per caso, in base all’utilizzo effettivo della posizione finanziaria a meno che non sia possibile identificarla in modo univoco come conto corrente o come attività finanziaria in base a un pronunciamento ufficiale.

 

Si allega:

– la risposta ricevuta dal centro di assistenza alla presente.

 

Con osservanza,

Ing. Massimiliano Brasile

 

*** AGGIORNAMENTO DEL 24/11/2015 ***

Con inattesa celerità ho ottenuto risposta proprio oggi al mio interpello, anche se di fatto è stato formalmente rigettato.

Il punto di vista dell’Agenzia delle Entrate è che non possono essere chiamati loro a determinare la natura di un prodotto finanziario (nella fattispecie il Conto di risparmio di PostFinance), ma deve essere il contribuente con il rispettivo istituto a chiarirlo. Non posso riportare l’intero documento, dato che non ne ho l’autorizzazione, ma questo è il cuore del documento:

L’istanza di interpello presentata è inammissibile perché il quesito non attiene
all’interpretazione di alcuna norma tributaria. Il contribuente istante chiede conferma circa la natura del conto di cui è titolare presso PostFinance, attività che esula dalle competenze della scrivente.

L’unica cosa certa, secondo quanto segue all’argomentazione dell’inammissibilità è che effettivamente la discriminante per stabilire che sia assimilabile a un conto corrente è la possibilità di disporre liberamente di bonifici.

A questo punto direi che in mancanza di migliori delucidazioni richiedibili vada senza dubbio applicata la tassazione fissa di 34,20 euro per il Conto risparmio (e simili).

 

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13 commenti su “Interpello ordinario su IVAFE

  1. Michelangelo ha detto:

    Per me è perfetta Massimiliano.

  2. grazie, fa piacere avere una conferma!

  3. ho ricevuto poco fa una PEC dall’Agenzia delle Entrate (sede centrale) in risposta al mio interpello e un po’ sorpreso per la celerità inattesa sono andato ad aprirla, trovando però sostanzialmente tra gli allegati solo la mia PEC e l’allegato con la risposta del Servizio clienti inviato a corredo dell’interpello. credo che questo messaggio serva unicamente a notificare la protocollazione della mia richiesta e forse a girarla alla sede umbra (dato c’è un passaggio di indirizzi e-mail).

    sono supposizioni; mi avrebbe fatto piacere ricevere un messaggio di accompagnamento per chiarire in effetti cosa rappresenta questo messaggio PEC.

  4. seratanera ha detto:

    hanno impiegato un bel po’ anche per solo protocollarla….

  5. con somma sorpresa è arrivata poco fa la risposta all’interpello. ho aggiornato l’articolo e trovate quindi tutti i dettagli.

  6. Giambe ha detto:

    Buongiorno,
    grazie dell’impegno. A partire da una certa somma
    depositata l’interpretazione come conto corrente è molto conveniente.
    Non ho ben capito se questa interpretazione si evince dalla risposta
    dell’Agenzia. In definitiva basta che ci sia la generica possibilità di effettuare bonifici o devono essercene da e verso terzi nel corso dell’anno?
    Grazie ancora, il tuo lavoro è molto prezioso.
    Gian

  7. mi dispiace di aver dovuto sintetizzare, avrei preferito poter pubblicare integralmente la risposta.. detto in soldoni (visto il tema passami il gioco di parole) vale il fatto che il c/c non si utilizza per massimizzare i propri risparmi e quindi si movimenta anche tramite bonifico. dato che il prodotto lo permette, alla luce di quanto mi hanno risposto, dò credito all’equiparazione con un c/c. e comunque non potendo stabilire l’AdE la natura del prodotto (per loro stessa ammissione) vale anche l’impostazione della mia proposta, ossia che il contribuente dichiari in legittima fede l’imposta più adeguata in base al fine perseguito.

  8. spremuto ha detto:

    Ottimo Massimiliano!

    In conclusione, dato che non penso proprio che qualcuno (AdE inclusa) possa sostenere che tale conto serva a massimizzare i propri risparmi (considerati gli interessi quasi inesistenti), non puo’ che essere considerato un ***conto corrente***.

    Gian: questo, mi pare, indipendentemente dal fatto che si facciano o no bonifici. Infatti un conto corrente italiano anche non movimentato, rimane un conto corrente!

    Siamo tutti d’accordo o mi sfugge qualcosa?
    Grazie e ciao

  9. Moriseffe ha detto:

    Buongiorno. Mi rifaccio vivo in un periodo dell’ anno in cui di solito non mi preoccupo di dichiarazioni e simili, perchè vedo che stanno cambiando alcune cose. Faccio fatica a seguire tutta la cronologia di quanto abbiamo discusso negli anni passati….ma mi pare di capire che chi come me ha avuto il famoso conto deposito di PF e lo ha dichiarato come soggetto a tassa proporzionale prima dello 0,1, poi 0,15 ed adesso 0,2 % ha operato nel modo sbagliato? Questa nuova interpretazione dipende – mi pare di capire – da una risposta data dall’ Agenzia ad una domanda ufficiale di Massimiliano? E la risposta è pubblicata come “articolo premium”, cioè visibile e scaricabile dietro pagamento? Quindi varrebbe la pena accedervi anche per un non competente come me oppure la sintesi è che vada equiparato ad un cto. corrente e soggetto quindi a tassa fissa di 34? Ma scusate, questo conto deposito è l’ erede, o l’ alternativa dell’ e-deposito che avevo fatto il primo anno, e che era associato – e quindi ben diversificato anche come interessi – da un conto corrente; è pur vero che in pochi anni questi interessi sono passati da 1% a 0,05%, cioè ridotti a 1 ventesimo….ma questo basta per cambiarne la natura? Oppure AdE permette una valutazione molto soggettiva? Io ero intenzionato a smobilitarlo poco per volta, e per questo ho fatto un paio di bonifici recenti verso l’ Italia, mantenendo per ora il minimo per essere esenti dalle spese CH: secondo voi, basta questa operatività eseguita, unita ad un tasso di interesse oramai solo simbolico, per farlo rientrare nei conti correnti? Grazie

  10. spremuto ha detto:

    Ciao Moriseffe,

    Rispondo avendo tu fatto un reply al mio contributo, ma attendiamo entrambi una risposta piu’ informata da Massimiliano.

    Credo fosse ragionevole considerare il vecchio conto e-risparmio come conto deposito, essendo al tempo, come tu dici, ben distinto dal conto corrente al quale doveva necessariamente essere associato. Evidentemente non potevano essere due conti correnti, ergo uno era un conto deposito.

    Il nuovo “conto risparmio” al quale abbiamo switchato, invece, non e’ piu’ associato a un conto corrente, proprio perche’ svolge appunto (parecchie) funzioni di un conto corrente. Questo, nonostante l’ argomento non sia inattaccabile al 100%, mi porta a considerare questo nuovo conto risparmio come conto corrente.

    Altra valida ragione per considerarlo un conto corrente, sono gli interessi del tutto insignificanti, che non possono certo farlo ritenere “un prodotto per massimizzare i propri risparmi”.

    Non ritengo invece che il numero di bonifici effettuati, ne possano cambiare la natura, per il fatto che un conto deposito italiano rimane tale indipendentemente dalle movimentazioni effettuate.

    Mi sembra che il margine di dubbio sia praticamente nullo, ma sono molto interessato al punto di vista di Massimiliano e di altri. Se ci fossero ancora dei dubbi, si potrebbe eventualmente chiedere a pf di non accreditare alcun interesse – escludendo in modo assoluto che possa essere considerato “un prodotto per massimizzare i propri risparmi”.

    Ciao e spero ci siano altri contributi!

  11. Moriseffe ha detto:

    Si certo sembrano argomenti convincenti: però se a suo tempo era un conto deposito, non mi pare nemmeno logica una trasformazione agli occhi del fisco italiano solo in base ad una graduale diminuzione dei tassi, che peraltro la mia banca italiana aveva già iniziato molto prima, per esempio. Allora se un domani la economia svizzera, prima di altre, magari dovesse rifiorire, e PF si potesse permettere di pagare di nuovo tassi che so, di 0,5 o 1%, il fisco lo dovrebbe ritenere di nuovo conto risparmio? Comunque per finire, riguardo alla tua proposta – ma qui entrano valutazioni per forza di cose personali – per me sarebbe l’ opposto di quello che cerco: con IVAFE sui depositi allo 0,20% e fisso sui correnti a 34 e rotti, una ipotetica parità si avrebbe per valore di 17000 euro….io ne ho meno della metà, perciò egoisticamente preferirei considerarlo cto. deposito: in caso opposto, la soluzione sarà smantellamento e addio Svizzera! Grazie per contributo, comunque.

  12. spremuto ha detto:

    Interessante.
    Certo non e’ solo questione di riduzione dei tassi, che come giustamente argomenti non dipende unicamente dal conto ma sopratutto dalla situazione economica. Tuttavia sono proprio due conti differenti: il vecchio era un conto di risparmio che non poteva esistere senza essere associato a un conto corrente, questo invece e’ un conto indipendente, con funzionalita’ tipiche da conto corrente (non tutte, a rigor del vero…).

    Il fisco non vedrebbe due modi differenti di considerare lo stesso conto, che sarebbe inconsistente, ma vedrebbe lo switch fra i due conti, che giustificherebbe il trattamento differente.

    Per il resto capisco e concordo, ma aspetterei a lasciare la Svizzera, gia’ che ci sono…
    Ciao

  13. osservazioni interessanti. ho già anticipato la risposta nel mio commento precedente, ma chiaramente acquistare un articolo premium è un modo diretto per supportare simbolicamente PiccoloRisparmio 🙂

    ringrazio Spremuto per aver ricordato che si parla di prodotti distinti, quindi nessun dubbio in merito a una eventuale dichiarazione differente tra diversi anni fiscali.

    mentre è palese che l’AdE, se ammette la propria non titolarità a discriminare la natura di un prodotto finanziario, non possa neanche obiettare al calcolo che si intende applicare singolarmente da parte del contribuente.

Grazie.